Archivi e biblioteche digitali della modernità letteraria italiana

Fondi archivistici

Fondo Edmondo Cione, Fondo Anna Maria Ortese, Fondo Paolo Ricci, Fondo Bracco-Del Vecchio, Archivi privati Eduardo e Vincenzo Scarpetta

Il Fondo Edmondo Cione, che copre gli anni 1916-1965, è stato acquisito dall’Archivio di Stato di Napoli con due donazioni nel 1965 e nel 1977 e si presenta al momento ordinato secondo criteri tipologici e cronologici, ma è solo sommariamente inventariato.
Esso si divide in cinque serie: I. Carte personali; II. Carte giudiziarie; III. Manoscritti; IV. Corrispondenza: V. Stampati.
Nella serie Carte personali è presente una documentazione eterogenea relativa alla carriera scolastica di Edmondo Cione, i curricula vitae, le carte di servizio, i contratti con case editrici, pratiche relative ai concorsi universitari, materiale relativo alla sua attività politica ed elettorale.
Nella serie Carte giudiziarie è presente documentazione relativa a diverse cause, tra le quali quella contro Benedetto Croce, esplosa per la pubblicazione del volume L'opera filosofica, storica e letteraria di Benedetto Croce, redatto dallo stesso Cione su incarico del Croce.
Nelle serie Manoscritti e Corrispondenza sono conservati diversi carteggi, lettere ricevute e spedite che testimoniano i rapporti epistolari di Edmondo Cione con numerosi esponenti del mondo politico e intellettuale dell'Italia del Novecento nei suoi momenti più critici, come quello della seconda guerra mondiale e dell'immediato dopoguerra. Tra gli scambi epistolari si segnalano quelli con Benedetto Croce, Giuseppe Prezzolini, Rachele Mussolini, Ugo Spirito, Alessandro Casati, Ramat, Luigi Russo, Giorgio Almirante e la corrispondenza con alcune case editrici.
L'ultima serie infine contiene stampati di varia tipologia (libri, opuscoli, giornali, estratti etc). Solo dei giornali e delle riviste è stato compilato un inventario analitico consultabile presso la Biblioteca dell'Archivio di Stato di Napoli.
L’Unità di ricerca si occupa in particolare dei documenti e dei testi relativi al rapporto Croce-Cione.

Il Fondo Anna Maria Ortese, costituito dal complesso degli scritti (lettere, appunti, bozze e stesure successive dei testi letterari, poesie, brevi saggi e interviste), è stato acquisito dall’Archivio di Stato di Napoli. La scrittrice, come ha osservato Felicita De Negri, «ha sempre portato con sé l’archivio personale nelle sue peregrinazioni e ad esso ha riservato molta attenzione: spesso nei suoi appunti troviamo annotata la necessità di riorganizzare le carte, di mettere ordine fra i testi, di conservare le copie delle lettere ai corrispondenti; come se la narratrice, pur attraverso il vagabondare zingaresco, intendesse preservare la memoria dei percorsi culturali e di vita, per consegnarla alla posterità» (Introduzione a L’Archivio di Anna Maria Ortese. Inventario, a cura di R. Spadaccini, L. Iacuzio, C. M. Cuminale, Archivio di Stato di Napoli e Associazione culturale Sebezia, 2006, p. 8).
Di fronte ad alcune lacune, specialmente nell’epistolario, i curatori dell’Inventario hanno contattato i corrispondenti della Ortese, così «il nucleo originario si è già arricchito con le missive indirizzate a Marina Guardati e a Pasquale Lubrano Lavadera». In aggiunta e con generosità Lubrano Lavadera ha donato «un intero, piccolo archivio (che sarà conservato nello stesso, meticoloso ordine con cui ci è pervenuto), composto, oltre che da lettere autografe, anche dalle sue recensioni critiche sull’autrice e persino dalla registrazione, con relativa trascrizione, di una conversazione telefonica con la Ortese» (ibidem).
Il Fondo Anna Maria Ortese comprende: I. Epistolario 1-624 (Lettere scritte da Anna Maria Ortese, Corrispondenza indirizzata ad Anna Maria Ortese); II. Corrispondenza con case editrici e agenzie letterarie 625-734; III. Journals 735-736; IV. Documenti e oggetti personali 737-785 (Note autobiografiche, Disegni, Fotografie, Oggetti personali, Libri, Cartoline); V. Poesie 786-923 (Poesie in lingua italiana, Raccolte: La luna che trascorre, Il mio paese è la notte, Scritti in forma di poesia, Poesie datate, Poesie non datate, Elenchi, Poesie in lingua napoletana); VI. Racconti 924-955 (Raccolte, Racconti datati, Racconti non datati); VII. Romanzi 956-1073 (Alonso e i visionari, Il cardillo addolorato, L’iguana); VIII. Pièces 1074-1104 (Note esplicative, Testi datati, Testi non datati, Testi senza data e senza titolo); IX. Lettere aperte 1105-1121; X. Interviste 1122-1143 (La libertà è un respiro, Interviste sulla pena di morte, Interviste datate, Interviste non datate); XI. Testi diversi 1144-1253 (Testi di Anna Maria Ortese, Testi datati, Testi non datati, Testi senza data e senza titolo, Testi di altri autori); XII. Rassegna stampa 1254-1401 (Articoli di Anna Maria Ortese, Articoli su Anna Maria Ortese, Articoli diversi).

Il Fondo Paolo Ricci, critico d’arte e di letteratura, copre l’arco cronologico del secondo Novecento e consta di circa 5000 documenti. Acquistato dalla Soprintendenza archivistica per la Campania nel gennaio 1997, fu poi consegnato nel febbraio dello stesso anno all'Archivio di Stato di Napoli. Il fondo è stato ordinato in tre parti: I. Parte generale; II. Rassegna stampa; III. Epistolario.
La Parte generale contiene scritti, disegni e dattiloscritti di Paolo Ricci e di altri artisti relativamente alla critica dell'arte, della letteratura, del teatro e del cinema. Si segnalano alcuni dattiloscritti relativi all'opera "La camorra", quelli sui pittori napoletani dell'800 (Filippo Palizzi, Domenico Morelli, Gioacchino Toma e Michele Cammarano); scritti su alcuni artisti contemporanei come Renato Guttuso, Raffaele Viviani, Pablo Neruda; sull'architettura napoletana; sulle arti figurative; sulle avanguardie; sull'arte russa e sull'Art Nouveau nella grafica pubblicitaria. Tra i dattiloscritti di altri artisti contemporanei al Ricci si segnalano quelli di Renato Guttuso, di Eduardo De Filippo, di Vasco Pratolini e di Carlo Bernari.
La Rassegna Stampa comprende articoli di critica letteraria, di arte, di critica teatrale e cinematografica. Si segnalano articoli di Paolo Ricci su Le Quattro giornate, articoli di Carlo Bernari, articoli su Paolo Ricci, su Raffaele Viviani, sulla politica e sull'arte dei paesi socialisti quali l'URSS e la Polonia.
L'Epistolario comprende circa 1300 lettere, quasi tutte manoscritte e ricevute da Paolo Ricci tra gli anni Trenta e il 1985. Le lettere sono disposte in ordine alfabetico per mittente e quindi in ordine cronologico. Tra i corrispondenti, si segnalano in particolare: Carlo Bernari; Eduardo, Peppino, Luigi e Isabella De Filippo; Edwin Cerio; Gino Doria; Alfonso Gatto; Renato Guttuso; Corrado Maltese; Vasco Pratolini; Ernesto Treccani; Raffaele Viviani.

Il Fondo Bracco-Del Vecchio contiene documenti relativi a tutto l’arco cronologico della vita di Roberto Bracco (1861-1943) e comprende anche documenti di epoca successiva, raccolti dalla moglie Laura e più tardi dalla nipote Aurelia Del Vecchio, fino agli inizi degli anni Novanta del Novecento. Esso è conservato presso l’Istituto Italiano per la Storia della Resistenza “Vera Lombardi” (via Costantino 25, 80124 Napoli).
La consistenza del materiale è di circa 20.000 carte e 400 pezzi diversi (telegrammi, biglietti da visita, fotografie, cartoline). Il fondo è strutturato in 8 macrosezioni: I. Corrispondenza; II. L’impegno civile e l’antifascismo di Bracco; III. Le opere; IV. Scritti vari; V. La fama di Bracco oltre confine. Rappresentazioni e successo all’estero; VI. Scritti di Bracco su riviste e giornali; VII. Documenti personali; VIII. Dopo la morte. Per una descrizione analitica si veda l’Inventario Fondo Bracco-Del Vecchio, a cura di C. Atero De Biase e F. Soverina, «Meridione. Sud e Nord nel Mondo» 13 (2013), n. 4 (Omaggio a Roberto Bracco, a cura di G. Buffardi), pp. 235-256
La macrosezione più cospicua è rappresentata dall’epistolario, il quale consta di corrispondenze (ma anche di opere autografe e di materiale iconografico) del commediografo e di lettere che testimoniano la stima e l’affetto nei suoi confronti da parte di rappresentanti del mondo della letteratura, dello spettacolo e della politica tra fine Ottocento e prima metà del Novecento (Benedetto Croce, Federigo De Roberto, Matilde Serao, Marco Praga, Emilio Cecchi, Lucio D’Ambra, Luigi Pirandello, Sibilla Aleramo etc.; Renato Simoni, Achille Torelli, Raffaele Viviani, Eleonora Duse, Tina Di Lorenzo, Irma Gramatica, Maria Melato, Ermete Novelli, Ermete Zacconi etc.; Giovanni Amendola, Emanuele Gianturco etc.).
Altrettanto importante risulta la mole di documenti riguardanti l’impegno politico e civile di Roberto Bracco, grazie ai quali è possibile ricostruire questioni cruciali degli anni Venti del Novecento. Si va dalla candidatura ed elezione a deputato con la Lista di Giovanni Amendola nel 1924 alla decisa opposizione contro il fascismo al momento del delitto Matteotti, dalle minacce di morte alla vicenda del mancato premio Nobel, al quale era stato candidato nel 1926, fino ad arrivare a un nucleo di scritti e di appunti di argomento prettamente politico.
Il fondo comprende, inoltre, una specifica sezione di opere e scritti vari di Bracco (manoscritti, copioni di alcune sue commedie, articoli, recensioni, canzoni e produzioni di vario genere) e su Bracco (traduzioni in varie lingue, critiche e recensioni delle sue opere), i quali rappresentano una preziosa testimonianza per avviare la stagione filologica relativa al drammaturgo napoletano e ricostruire con precisione la sua poliedrica e vasta produzione non solo teatrale.
Fra queste articolate serie di materiali l’Unità di ricerca napoletana intende soffermare la propria attenzione principalmente sulla corrispondenza, sulle opere e sugli scritti vari di Bracco. Si individueranno interlocutori privilegiati e ricorrenti, da un lato, e materiali inediti o poco conosciuti, dall’altro.

Gli Archivi privati Eduardo e Vincenzo Scarpetta sono al momento custoditi in casa degli eredi diretti dei due autori-attori napoletani. In entrambi i casi il materiale documentario è sistemato in faldoni e scatole, ordinato in parte secondo la volontà autoriale e in parte dagli eredi, ma necessita anzitutto di un prioritario lavoro di inventariazione e catalogazione.
In prima istanza l’Unità di ricerca si occuperà del fondo di Vincenzo Scarpetta (1877-1952), un autore-attore da riscoprire e rivalutare al fine di consentirne l'uscita dal cono d'ombra creato dal padre prima (Eduardo Scarpetta) e dal fratello poi (Eduardo De Filippo). Il ricco materiale è conservato dai nipoti Eduardo e Mariolina Cozzi Scarpetta, che da anni sono impegnati nella promozione di studi sul profilo culturale e sull'attività autoriale e attoriale del loro avo. I materiali coprono l’arco cronologico 1890-1940 e comprendono anzitutto oltre 100 copioni inediti (dattiloscritti e in numero maggiore manoscritti) cui è possibile abbinare i relativi spartiti musicali, composti dallo stesso Vincenzo, ed i libretti dei versi. Il patrimonio documentario di casa Scarpetta comprende inoltre poche lettere, alcune poesie, molti ritagli di giornale, locandine, fogli delle attrezzerie, disegni e caricature, appunti e soprattutto una ricca collezione fotografica (foto private, artistiche e di scena).
Il corpus dei copioni annovera sia opere originali di Vincenzo che testi di altri autori messi in scena dalla sua compagnia o semplicemente ereditati dal padre Eduardo (ad es. Montevergine di Domenico Romano, Signorine di Ernesto Murolo, la traduzione de Il parigino di Charles Maurice Hennequin da cui Eduardo Scarpetta trasse Nu turco napoletano).
Ampio e spinoso è il settore delle «riduzioni», indicazione che ricorre spesso sui frontespizi dei copioni in archivio, ma problematica nei casi in cui non ne sia indicato il testo di riferimento. Alcune riduzioni derivano esplicitamente da commedie di Eduardo Scarpetta, come indicato dai frontespizi o come è possibile arguire dai titoli (ad es. ’O marito ’e Nannina dall’omonima commedia paterna; La lega dei mariti da Na società de marite ossia La lega dei mariti; 'O miedeco d’ ’e femmene dall’omonima commedia intitolata anche Il dottor Suricillo, L’amico di papà, ancora dalla commedia omonima etc.), mentre ben più ardua è l’individuazione dei testi teatrali che Vincenzo realizza a partire da opere paterne di cui, pur conservando l’intreccio e il sistema dei personaggi, muta il titolo, caratterizza diversamente il noto personaggio di Felice Sciosciammocca e soprattutto arricchisce la messa in scena con prologhi, duetti ed intermezzi musicati e cantati.
Ancora nel medesimo settore è opportuno prendere in considerazione gli adattamenti e le riduzioni di Vincenzo Scarpetta da Paola Riccora, tra le poche autrici attive sulle scene teatrali degli anni Venti-Trenta ed in contatto, tra gli altri, anche con le compagnie Scarpetta e De Filippo. I copioni che meritano attenzione nel contesto di una rivalutazione anche del profilo culturale della Riccora (al secolo Emilia Vaglio, 1884-1976) sono Diavolone o Della Zoccola Film (1917), Il signore del cinematografo (1917), Pronto... 6 e 22 (1921), La signorina del Paraguay (1923) e Vivendo volando che male ti fo? (1930).
Tra le numerose riduzioni figurano, inoltre: Doje gocce d’acqua (1904), L’acqua del miracolo (1906) e ’O guardiano ’e muglierema (1917), rispettivamente tratte da La frustata, Le pillole d’Ercole e Florette e Patapon di Charles Maurice Hennequin (1863-1926); Perzechella (1914) tratta da La Duchesse des Folies Bergères di Georges Feydeau (1862-1921); Ordinanza (1920) e Tu mo che faciarrisse (1925) tratte da Alfredo Testoni (1856-1931, in particolare dall’omonimo bozzetto militare Ordinanza e da Cosa farebbe lei?); tra le riduzioni va segnalata anche La barba di Sciascillo (1923) da La barba de Carrillo di Pedro Muñoz Seca (1881-1936), ed infine una traduzione in dialetto napoletano de L’innesto dell’eternità (1931) di Carlo Veneziani (1890-1950).
L'Unità di ricerca napoletana intende prioritariamente nel corso del primo anno ordinare, inventariare ed in alcuni casi datare il materiale documentario di Vincenzo Scarpetta; nel corso del secondo e del terzo anno sarà invece svolto lo studio critico-filologico e la campagna di digitalizzazione dei copioni e delle foto di scena.